Comunicato Stampa Workshop Sabato 14 Novembre 2009 PDF Stampa E-mail
Scritto da Rosanna Ratti   

WORKSHOP RETE ECOMUSEI LOMBARDIA 2009
Centro Pp Somaschi a Somasca di Vercurago (LC)



COMUNICATO - RAPPORTO
Sabato 14 Novembre


SALUTO AUTORITA'

La seconda giornata del Workshop Rete Ecomusei Lombardia 2009 si apre con il saluto di P. Pietro Redaelli in rappresentanza dei Padri Somaschi, Giovanni Codega Presidente Comunità Montana Lario Orientale-Valle San Martino, Fabio Dadati Assessore Turismo Provincia di Lecco, Pietro Isacchi Consigliere delegato Provincia di Bergamo, Giulio De Capitani Presidente Consiglio Regionale della Lombardia.


Inizio lavori
Tema della giornata:
Da Bienno 2008 a Vercurago 2009 - Dal turismo consumistico al turismo consapevole: quale turismo per quali Ecomusei

La Rete Ecomusei presenta tre nuovi corsi universitari 2009-2010

Alimentazione e Agricoltura sostenibile: gli ecomusei verso Expo 2015
Lavoro ai Tavoli


Coordina le argomentazioni sul tema Turismo Andrea Macchiavelli, Docente di Economia del Turismo Progettazione e Gestione dei Sistemi Turistici presso l’Università di Bergamo.

L’intervento di Gianluigi Daccò, ICOM Italia - Coordinatore Ecomuseo Val San Martino, esprime nel titolo "Ecomusei e turismo: un rapporto necessario, un legame ambivalente" la sintesi delle osservazioni esplicitate nel contributo.

Si antepone una riflessione sulla Ecomuseologia, oggi alla ricerca di una propria identità epistemologica, osserva Daccò; il termine Ecomuseo è di fatto applicato, ancora e indistintamente, a una serie di realtà molto diverse fra loro.
Gli Ecomusei hanno acquistato importanza anche in Italia, con una centralità legislativa ignota in altri Paesi, spiega Daccò ricordando l’osservazione dello stesso De Varine in questo stesso convegno. Come mai questa inaspettata fortuna ecomuseale italiana? Nella risposta si propongono sia motivazioni culturali sia economiche.

A torto o a ragione le Amministrazioni Locali, osserva Daccò, pensano di utilizzare l’Ecomuseo per correggere l’offerta turistica culturale, da spalmare cioè sul territorio e avere così riscontro economico e occupazione. A fronte di questo sussiste tuttavia un pericolo, ossia quello che Daccò definisce “Disneyland muselogiche”, “Parchi a tema”.

Troppo spesso alla base delle politiche del Turismo Culturale, la filosofia che tratta il patrimonio, compreso quello umano, come folklore, è secondo Daccò da ricusare, e così pure l’idea di Ecomuseo destinato al tempo libero e non invece essenziale per la formazione individuale e collettiva.

Gli Ecomusei e Musei del territorio, questa è la differenza su cui insiste Daccò, devono invece basarsi sulla ricerca, sulla comunità, sull’autocoscienza del patrimonio, e sulla partecipazione diretta della popolazione che ne è detentrice e utilizzatrice.

Il Turismo Culturale in Italia, anche se in leggera flessione, tiene ancora. Seppure si assiste all’incremento delle attività, secondo l’opinione di Daccò la criticità sta nello spostamento di persone, e contemporaneamente nello stravolgimento della quotidianità degli abitanti e nella perdita della funzione di città (cita il caso di Montalcino, di Montepulciano, definiti parchi a tema per turisti colti).

Lo stesso potrebbe capitare agli Ecomusei, rimarca Daccò, o peggio ai loro territori. Gli Ecomusei non nascono per i turisti, come non sono nate per i turisti le città italiane, costruite nel tempo dalle comunità. La rivendicazione dell’identità storica definisce e radica gli Ecomusei nel territorio e nelle comunità, continua Daccò, attraverso un processo che relaziona persone, eventi, luoghi, che attraversa il passato in proiezione sul presente.

Occorre rivedere la politica culturale, superare le icone storiche, spiega Daccò, e nella società in continuo rinnovamento avere la capacità di investire e cambiare.

A suo avviso la strategia italiana deve risiedere nella coesione tra beni, strutture e attività culturali, che devono essere alimentate sempre, pena il declino delle attività derivate, di fatto conseguenza e non principio del sistema.

Il tema strategico, insiste Daccò, è il trinomio beni-attività-creatività che implica lo studio e la messa in rete di monumenti, musei, attività creative, paesaggio. Tutto questo può fondarsi solo sulla filosofia ecomuseale.

Il patrimonio culturale, in continua trasformazione, ha bisogno di salvaguardia attiva non impostata sulla politica del vincolo; piuttosto, ribadisce Daccò, la tutela è funzionale alla consapevolezza delle comunità locali e alla conoscenza diffusa.

In quest’ottica propone un modello integrato sussidiario di gestione e valorizzazione del patrimonio, che superi la artificiosa divisione fra competenze di tutela e valorizzazione, e riconosca alle comunità locali la tutela attiva del patrimonio.

I valori proposti per gli Ecomusei sono dunque conoscenza, ricerca, responsabilità pubblica, legittimazione professionale, istruzione del pubblico, partecipazione e senso di appartenenza della comunità.

Ritornando all’avvio del suo intervento Gianluigi Daccò auspica pertanto grande attenzione ai processi di costruzione e trasformazione degli Ecomusei. Si impone a suo avviso il controllo di qualità da parte di agenzie competenti, sotto l’egida e attraverso il ruolo delle Regioni.

Segue il contributo di Marco Berchi, Direttore Centro Studi Ricerche e Periodici Touring Club Italia, che ringrazia per il gradito invito e porta i saluti del Presidente, del quale si dichiara sostituto nel contesto del presente convegno.

Come rappresentante del Touring è chiamato di fatto, spiega, a dare il proprio contributo dal punto di vista dei turisti e di chi si è occupato del turismo in un’ottica sussidiaria. L’approccio verso un turismo consapevole, osserva, era già del fondatore del Touring Club Italiano Luigi Vittorio Bertarelli, che si impegnò a far conoscere le realtà locali specie attraverso la ben nota Guida Rossa del Touring.

Marco Berchi offre in questo contesto qualche dato percentuale sul Turismo, rintracciabile anche su Sito Internet Touring. Dopo la crescita degli anni precedenti osserva Berchi, dalla metà 2008 si assiste a una contrazione degli arrivi internazionali, tuttavia, aggiunge, il fenomeno è complesso e non solo italiano.

Si verifica in generale la tendenza alla riduzione dei tempi di vacanza, e in alcuni casi alla maggiore frequenza.

Per quanto concerne l’estate 2009, Berchi offre alcune informazioni inerenti la dimensione nazionale, spiega, ma interessanti anche per l’incidenza locale.

Il turista ha posto limite alle spese extra, chiarisce, ma non ha rinunciato ai prodotti tipici, e non solo gastronomici. In discesa sono invece le mete tradizionali, anche le città d’arte; in leggero decremento musei e aree archeologiche. In crescita l’interesse per i piccoli borghi e in generale per i siti dove si riscontra un buon rapporto tra cultura-gastronomia e cultura-prodotti tipici. In incremento gli italiani visitatori/turisti in Italia.

Il Touring, in qualità di Associazione, osserva Berchi, lavora in un’ottica sussidiaria e mediante proprie iniziative per la valorizzazione del patrimonio culturale. Da giornalista, e come frequentatore di convegni sulla materia, Berchi di dice convinto che non esistano turisti, piuttosto, rimarca, esistono persone. Secondo il suo parere i turisti non esistono cioè come categoria antropologica.

Tutti ci trasformiamo in turisti e il turismo non è un settore della vita sociale ed economica, sottolinea, in quanto pervade diversi ambiti: trasporti viabilità, ambiente, scuola, sanità pubblica, e altro ancora. Per Berchi il turista prima di essere tale è cittadino; dunque appartenente alla comunità. Il nodo su cui riflettere è pertanto Come il soggetto viva il luogo. I problemi si risolvono prima e meglio se non si pensa al turista, precisa Berchi. Piuttosto occorre soddisfare i bisogni della comunità che in un dato luogo risiede.

Questa soddisfazione primaria favorirebbe a suo avviso l’accoglienza.

Prima della forma, del dato economico, rimarca Berchi, sono importanti i fattori che determinano la società e la vita delle persone. L’Ecomuseo è in tal senso da considerare un valido soggetto per la ricostituzione della percezione diffusa della vita comunitaria, per il riconoscimento dei grandi elementi costitutivi e insieme di quelli minuti, purché vissuti dalla comunità stessa.

In riferimento alle domande poste in precedenza da Macchiavelli - Quale il ruolo del binomio Ecomuseo - Turismo e Quali le motivazioni dell’interesse da parte del turista - Berchi indica la risposta in una riflessione.

Se il turista è in primo luogo cittadino, osserva, e quindi in grado di cogliere la propria identità (qui entra in campo secondo Berchi il ruolo della politica e dell’azione strategica), sarà stimolato ad afferrare simmetricamente, nell’idea di viaggio, l’identità altrui e dei luoghi che altri vivono.

Per rispondere a una ulteriore domanda di Macchiavelli - Come accogliere e come favorire i servizi - Berchi sostiene che l’elemento determinante da tenere in conto al tavolo delle decisioni è il favore e il sostegno alla qualità, non tuttavia da intendersi come lusso. Un giusto livello insomma che preveda un prezzo coerente con l’immagine data di un territorio.

Secondo il relatore occorre dunque premiare l’attenzione per il territorio, premiare chi forma e investe sul personale. Il nucleo, osserva Berchi in conclusione, sono sempre i rapporti con e tra le persone.

Andrea Macchiavelli chiama all’intervento Hugues De Varine, Ecomuseologo.

Per lo sviluppo locale del territorio anche Hugues De Varine insiste sul patrimonio rappresentato dalle Comunità, e nel senso più ampio, sul patrimonio come capitale della Comunità. Pertanto Hugues De Varine sostiene che

•    l’Ecomuseo non solo è strumento di gestione, ma ha anche funzione di conoscenza e conservazione;
•    è da accantonare l’idea di patrimoni minori; il patrimonio, in quanto capitale della comunità va considerato in senso più ampio, compreso quello passato e l’attuale;
•    soltanto quando c’é forte coscienza si può sviluppare la comunità;
•    l’interesse è sovralocale.

Occorre considerare tuttavia, aggiunge De Varine, che il patrimonio, il paesaggio, sono entità fragili, così come lo sono le comunità sottoposte a influenze esterne di carattere economico, sociale e quant’altro.

Il turismo è un fattore che può essere di turbamento per la comunità.
A suo parere per la politica del territorio occorre fortificare quattro fattori:

1.    capacità di resistenza, che include il rafforzamento d’identità;
2.    capacità d’iniziativa, economica soprattutto, perché il turismo implica strutture economiche;
3.    capacità professionali a favore della qualità;
4.    capacità di attrarre finanziamenti perché a livello locale le strutture non possono reggersi per conto proprio; individuazione del target di destinazione; declinazione di Ecomuseo, nel programma dello sviluppo locale legato al turismo, in ogni luogo in modo diverso.

Al termine dell’argomentazione di Hugues De Varine, Macchiavelli rileva quanto le tematiche proposte possano essere occasione di dibattito, dunque sollecita l’esposizione di casi concreti.

Viene pertanto chiesto un chiarimento circa la diversa accettazione e percezione del turismo delle seconde case in Francia e in Italia, in ragione cioè di quanto esposto precedentemente da De Varine in rapporto al caso piemontese proposto in merito.

Hugues De Varine risponde che la dinamica delle seconde case offre vantaggi e danni allo stesso tempo, dunque occorre un’attenta valutazione. Spiega l’Ecomuseologo che in Francia, nel particolare contesto che conosce e che abita, ci sono residenti di seconde case stranieri, ma anche residenti di seconde case francesi. Grazie a questo flusso turistico, osserva, si sono creati gli agriturismi. D’altro canto il patrimonio disponibile è stato acquistato dai turisti e portato via alle popolazioni locali. Certo quest’ultimo dato è sintomo di fragilità, osserva, perché l’apporto finanziario prevale sulla crescita locale. Il coordinatore Macchiavelli osserva infine, a commento del tema in questione, quanto a suo parere il problema sia piuttosto e in generale da individuare nel mancato utilizzo delle case.

Il Coordinatore Rete Ecomusei Lombardia Alberto Mazzoleni e il Prof. Andrea Macchiavelli si predispongono a presentare e a dare il benvenuto al Ministro del Turismo Michela Brambilla, accolto dal Prefetto di Lecco Nicola Prete.

Con riferimento al sito scelto per il Workshop Ecomusei 2009, il Ministro del Turismo Michela Brambilla, abitante in quella stessa zona, coglie l’occasione per auspicare, in relazione al territorio provinciale di Lecco e di Bergamo, un turismo più maturo; in aree cioè che definisce caratterizzate da alta qualità paesaggistica, ma improntate prevalentemente al manifatturiero.

Il Ministro dà inizio al suo intervento osservando quanto l’Italia annoveri un enorme numero di eccellenze e vanti un alto profilo paesaggistico, ambientale, artistico, monumentale, culturale, insieme a quello considerevole delle tradizioni.

Secondo una recente ricerca, continua Il Ministro rifacendosi ai caratteri dell’italianità, è l’enogastronomia l’elemento peculiare, una delle componenti attrattive per cui l’Italia è riconosciuta a livello internazionale.

Dobbiamo ristrutturare l’offerta turistica, osserva, e pertanto occorre guardare anche all’Ecomuseo come a uno dei punti del Made in Italy di eccellenza.

Si è stravolto quello che è stato il turismo fino a oggi, spiega. Mentre fino a dieci anni fa si sceglieva in funzione della destinazione, oggi si pone attenzione a cosa si vuole fare.

Oggi la scelta è dunque per motivazione: occorre pertanto offrire tematiche precise piuttosto che determinate destinazioni.

In funzione di questi dati, osserva il Ministro, sono conseguentemente mutate le linee programmatiche impostate in materia.

In tale prospettiva gli Ecomusei sono da considerare un’importante forma di valorizzazione che trova appunto esito nei percorsi turistici tematici: natura, enogastronomia, territorio; anche in ragione, aggiunge il Ministro, della destagionalizzazione dell’offerta.

Questi nostri asset strategici, spiega il Ministro, sono qualcosa che a differenza di quanto avviene in altri settori non può essere delocalizzato; ambiti dunque da sostenere e finanziare e sui quali è opportuno investire.

Insiste anche su un ulteriore punto fondamentale per il turismo consapevole: il coinvolgimento dei cittadini e della comunità come valore aggiunto.

A fronte della carenza di consapevolezza, della scarsa coscienza di una grande ricchezza a disposizione, osserva il Ministro, è necessario coinvolgere gli abitanti a favore dell’equilibrio paesaggistico e nella cura del luogo. Azioni giuste e positive anche per l’offerta turistica. Se alcuni luoghi iniziassero ad avere propensione turistica ne beneficerebbero economicamente anche altri settori del territorio.

Secondo Il Ministro un ulteriore valore tradizionale italiano che certamente deve essere recuperato - oggetto di una recente Campagna - è l’accoglienza, la cordialità che un tempo ci erano riconosciute. Anche questo, ribadisce il Ministro, è un elemento che differenzia.

Occorre un cambio di prospettiva, continua, non sul fronte del prezzo, ma sulla qualità dell’offerta. É necessario lavorare insieme con consapevolezza. É fondamentale il contributo di ogni soggetto al fine di preservare, conservare e valorizzare un patrimonio fatto di specificità, anche quelle meno conosciute come le piccole comunità locali. É utile riunire le varie e diverse risorse per un grande percorso comune.

Il tema in questione è incluso tra le materie di cui si occupa la politica generale sul Turismo, asserisce il Ministro. Dichiara dunque di accogliere con grande favore la creazione di un Osservatorio per Ecomusei con attenzione nazionale, e di una Commissione per lo Sviluppo e Sostegno del Sistema Ecomusei all’interno del Ministero. A fronte di questo intento il Ministro chiede pertanto agli interlocutori presenti di entrare in Commissione Lavori del Ministero del Turismo in qualità di esperti, in modo da interagire e ispirare più direttamente le politiche di settore.

Il Coordinatore Rete Ecomusei Lombardia Alberto Mazzoleni chiama per il saluto Hugues De Varine Ecomuseologo, e il Presidente della Comunità Montana Lario Orientale-Valle San Martino Giovanni Codega.

Il Ministro si congeda complimentandosi per l’iniziativa in corso e augura il buon  proseguimento dei lavori.



Nella seconda parte della giornata la Rete Ecomusei presenta tre nuovi Corsi universitari 2009-2010. Intervengono i docenti Prof. Rossana Bonadei Lingue Letterature Turismo Università Bergamo, Prof. Maurizio Boriani Milano Politecnico, Prof. Cristina Grasseni Scienze della Formazione Università Bergamo.
Dopo questa prima sessione, seguirà il Lavoro ai Tavoli coordinato da Hugues De Varine Ecomuseologo, Lucia Morandini Responsabile area scientifica Rete, e Ilaria Testa Coordinamento laboratori Ecomusei Regione Piemonte.

Il Coordinatore Massimiliano Mandarini, REL Responsabile area buone pratiche per la valorizzazione e lo sviluppo sostenibile del territorio ecomuseale, anticipa gli interventi con la presentazione di due Progetti promossi dalla Rete, nei quali, spiega, si condensano le tematiche sviluppate in questi giorni di convegno.

Il primo - Verso un coordinamento nazionale degli Ecomusei/ Prospettive progettuali. Progetto di cooperazione transnazionale Europa Sud Orientale Obiettivo 3 Cooperazione Territoriale Europea Bando SEE South Eastern Europe - riguarda la realizzazione di un network nazionale e internazionale Ecomusei; il secondo - Gli Ecomusei verso EXPO 2015 Progetto pilota/ Dalle Alpi alla città - è indirizzato alla valorizzazione e promozione del patrimonio aree protette lombarde, territorio Bergamo-Lecco-Milano, attraverso la cultura ecomuseale.

Dopo la puntuale esposizione dei Progetti della Rete, Massimiliano Mandarini passa a presentare il gruppo di interventi riguardanti i tre nuovi Corsi universitari incentrati sulla cultura ecomuseale. In tal senso sottolinea la grande importanza che ricopre per lo sviluppo sostenibile dei territori la cooperazione tra Rete Ecomusei, Regione Lombardia, e mondo accademico - Università, nelle differenti funzioni e specificità.

Interviene la Prof. Rossana Bonadei - Lingue Letterature Turismo Università Bergamo.

Bonadei illustra appunto il progetto pilota, il primo in Italia, spiega, che preveda il dialogo tra strutture del territorio, Ecomuseo, patrimonio diffuso, e insieme mondo universitario.

La relatrice illustra le collaborazioni a breve termine, e di seguito prospetta le azioni di un futuro auspicabile. Affronta nello specifico il binomio Ecomuseo-Turismo insistendo sulla delicatezza del fenomeno, in particolare la difficoltà di fare interagire la comunità.

Chiarisce che i Corsi dell’Università di Bergamo - laurea triennale e specialistica - vertono sulla progettazione dei Sistemi turistici nella considerazione degli equilibri del territorio, di azioni cioè che siano in armonia con il contesto.

Pertanto non è da ritenersi aliena, sottolinea, la collaborazione con gli Ecomusei, la considerazione del turismo di prossimità, del turismo legato al territorio.
Intendiamo il binomio Ecomuseo-Turismo, spiega, come possibilità di fare sistema, come reticolo di soggetti che si parlano, e consideriamo la competizione, aggiunge, non come idea di sopraffazione, quanto piuttosto di rete.

Per rendere competitivo il sistema italiano, rimarca Bonadei, le Università hanno dunque provato a fare sistema: il Politecnico Milano, il mondo cioè delle Tecnoscienze, insieme al mondo delle Scienze Umane, rappresentato dall’Università di Bergamo, con le sue eccellenze: l’unica laurea specialistica in Lombardia sul Turismo e tra le poche in Italia, e la Scuola di Dottorato in antropologia delle modernità che fa capo a Scienze della Formazione.

Rete Universitaria, Rete Ecomusei, Regione Lombardia fanno dunque sistema per diffondere l’idea di Ecomuseo. Il progetto formativo prevede l’introduzione di moduli curriculari, moduli didattici, stage e laboratori, indirizzati a formare gli studenti del Turismo alla Progettazione territoriale.

Questo il primo tassello di un programma più ambizioso, osserva, volto ad accompagnare gli studenti specializzandi dentro la realtà ecomuseale, a creare management di alto livello qualitativo per una visione complessa, una visione sistemica arricchita di conoscenze.

Si auspica inoltre, segnala Bonadei, la realizzazione di un corso avanzato, un Master – preziose in tal senso saranno le indicazioni di Hugues De Varine e di altri studiosi - dedicato al tema della “gestione partecipata dei sistemi ecomuseali e valorizzazione culturale e turistica del patrimonio diffuso”.

In tale ottica Bonadei illustra alcune considerazioni:

•    consapevolezza dell’incontro delicato tra Ecomusei e Turismo;
•    no all’appiattimento della fruizione turistica in macrotipologie;
•    valutazione del turismo come uno delle tante modalità per entrare in un complesso mondo di consumo, non necessariamente negativo.

Rossana Bonadei propone tre coordinate.

1.    Gli studiosi di turismo sono concordi nel riconoscere l’ambiguità dello sviluppo turistico. La virtuosa via di mezzo proposta: il turismo va gestito come meccanismo di trasformazione, e dentro l’Ecomuseo in modo partecipato e concertato. Non c’è il modello vincente, ma ogni territorio cerca la propria via di armonizzazione, anche con gli stranieri. Dunque no alla generalizzazione e favore invece all’azione entro un contesto-situato.

2.    Nei momenti di crisi il turismo non va in crisi, anzi cerca altre strade. La crisi indirizza verso il turismo di prossimità. Si assiste al fenomeno della contrazione della distanza, della valorizzazione della lentezza, dell’incontro.

3.    L’altro turismo, quello delle grandi distanze, non si ferma, perché il turismo non è più solo un fenomeno occidentale. Altre comunità di mondi emergenti si avvicinano a questo consumo, che peraltro, in un mondo globalizzato, tende a differenziarsi. In questa prospettiva variegata ci sarà l’ecoturismo, un turismo i cui soggetti cercano aria buona, cibo sano, aria pulita. In tal senso l’Ecomuseo ha un grande futuro, ma va gestito.


Il coordinatore Mandarini presenta Maurizio Boriani Milano Politecnico.
Al relatore viene chiesto in che modo i Beni Culturali possano essere motore per lo sviluppo sostenibile della comunità.

Informa Boriani che quando gli è stata offerta la partecipazione al progetto formativo, e dunque la possibilità di tenere un Corso presso la Facoltà di Architettura, chiamato Progettazione Ecomuseale, si è chiesto quale corso per quali obiettivi.

Prendendo a riferimento un brano di Italo Calvino, in cui l’uomo è definito come disseminazione di segni e in stretto rapporto con le cose, naturali e innaturali che siano, Boriani analizza la nostra civiltà, in crisi, in trasformazione, in cui si rileva il ribaltamento delle gerarchie di valore. A proposito menziona pertanto le delocalizzazioni, il problema delle identità, il cambiamento dei centri di aggregazione, le grandi infrastrutture indifferenti alle preesistenze. In sintesi, segnala la perdita di identità nel rapporto tra uomini e cose.

Il problema individuato da Boriani è la diversa percezione di valore del patrimonio: mentre per i centri urbani, per i grandi monumenti del passato c’è condivisione, osserva, viceversa i piccoli nuclei, le aree di margine, e in generale il patrimonio diffuso hanno scarsa capacità di essere riconoscibili, anzi talvolta sono letti come testimonianza di vita difficile e dunque da dimenticare.

Per l’individuazione del patrimonio da tutelare, per la definizione delle scelte, aggiunge il relatore, acquista dunque peso il rapporto fra il singolo bene e il territorio-società nel complesso.

Pensare al futuro, rimarca, significa usare il passato in un’ottica di modernità, quindi riflettere su quali sono i valori storici e quale l’utilità sociale.

Solo con questo approccio, sottolinea, si può accostare il problema della tutela della memoria, della riconoscibilità di un’organizzazione spaziale e ambientale, della vita quotidiana. L’individuazione non può quindi basarsi sull’estraniazione dell’uomo dal luogo e nel luogo del proprio vivere.

La dichiarazione di Bene Culturale, osserva Boriani, è un atto politico, tuttavia è indispensabile che questa definizione sia condivisa dagli abitanti.

Negli ultimi anni, spiega il professore, è emersa un’altra consapevolezza, specie nei Paesi in via di sviluppo, ovvero la considerazione della memoria antropologica, la valenza della cultura antropologica. Dunque la salvaguardia non può essere disgiunta dalle culture umane.
Il problema è tanto più acuto, e con inevitabili rischi, laddove si possono verificare incomprensioni, la segregazione tra uomini e non solo tra le cose.

Boriani fa riferimento all’ecologia umana. Auspica attenzione per un approccio olistico che ritiene indispensabile non solo per il patrimonio naturale ma anche per quello storico e antropologico.

In riferimento a quanto esposto e ricordando al contempo una celebre definizione di ecomuseo - Ecomuseo come specchio in cui la popolazione si guarda per riconoscersi - Boriani interpreta la nascita del Progetto Ecomusei.

Non in polemica, spiega il professore, ma come perfezionamento del discorso della Prof. Bonadei, gli Ecomusei sono prima di tutto per gli abitanti, poi per i visitatori e i turisti. Un certo tipo di turismo si attrae solo se i luoghi sono stati ben prodotti dagli e per abitanti. É bene imparare a fare i turisti a casa propria, rimarca, e non essere stranieri là dove si vive.

Al termine del contributo Maurizio Boriani ringrazia e invita vivamente a prendere parte ai corsi universitari sulle tematiche ecomuseali anche in qualità di uditori.

Massimiliano Mandarini presenta la Prof. Cristina Grasseni Scienze della Formazione  Università Bergamo, che in qualità di antropologa, interverrà sul tema del patrimonio immateriale e sull’aspetto antropologico dell’Ecomuseo.

Cristina Grasseni spiega di non definirsi ecomuseologa, piuttosto informa di essere membro del Comitato Scientifico Valle San Martino e di avere preso parte al Gruppo di Lavoro Ecomuseo Val Taleggio, contesto che già conosceva in ragione dei suoi lavori di ricerca in antropologia culturale.

Presenta qui il terzo corso, il Corso in Ecomuseologia, attivato quest’anno presso l’Università di Bergamo - Facoltà di Scienze della Formazione - Corso di laurea specialistica in Scienze dell’Educazione.

Intende in questo contesto spiegare le finalità del Corso, e per quale ragione questa scelta potrebbe essere utile anche per attività di autoformazione nell’ambito della Rete Ecomusei Lombardi. Grasseni si associa inoltre all’invito di Boriani a favore di una partecipazione allargata.

In quanto antropologa spiega di occuparsi di ricerca sociale, dei processi di sviluppo locale, specie per le aree rurali ma non solo; in particolare dei processi di sviluppo partecipato degli Ecomusei.

L’intenzione è di dare agli studenti di Scienze della Formazione strumenti di ricerca sociale, non di semplice registrazione e monitoraggio, precisa, piuttosto di ricerca-azione e di con-ricerca, termine quest’ultimo che spiega e definisce la compartecipazione, la co-produzione di oggetti.

Ciascun Ecomuseo è diverso dall’altro, rimarca. L’intento della Rete è scambiarsi buone pratiche tenendo conto della diversità degli oggetti della ricerca sociale per un progetto di sviluppo partecipato. In tal senso gli Ecomusei non sono un soggetto terzo rispetto all’Università, piuttosto parte di una interazione fruttuosa.

Uno dei testi che intende utilizzare per il Corso, osserva Grasseni, è il saggio “La reinvenzione del cibo”, in quanto il tema, spiega, specie nel territorio lombardo, è una delle aree di intervento, di con-ricerca e ricerca-azione più fertili e anche più ambivalenti.

Fertile per i tanti motivi che è difficile elencare, osserva, ambivalente solo se si considera che le valutazioni sulle emissioni di gas serra – il calcolo varia da un minimo del 30% a oltre il 50% - sono dovuti ai costi energetici della modalità intensiva di produzione agricola usata normalmente nel mondo.

A parere di Grasseni sulla questione la Convenzione di Copenhagen dovrà deliberare iniziative.

L’Unione Europea, rimarca Grasseni, si sta muovendo per questo settore -  che peraltro si inserisce negli scenari valoriali di Expo 2015 - con un’imponente finanziamento alla ricerca.
Inoltre si verifica una diffusa disponibilità dei cittadini ad agire sul fronte di nuovi stili di vita.

Secondo Grasseni gli Ecomusei - proprio perché costituiti su base territoriale e dotati di capacità di organizzazione nel confronto con soggetti istituzionali, di dialogo su base istituzionale - potrebbero farsi carico dei lavori di mappatura, delle microiniziative buone per la comunità, sulla base della sostenibilità, per l’educazione ambientale, per un lavoro vero e partecipato su progetti che rendano utile il territorio per chi lo vive e per chi lo vuole visitare.

Sono certo scenari diversi per contesto, spiega Grasseni, i Corsi da un lato intendono fornire strumentazione metodologica, ad esempio nel caso di mappature, dall’altro possono intervenire al perfezionamento di progetti di chi ha in mente idee. Da questo punto di vista Grasseni invita peraltro gli Ecomusei all’utilizzo dello strumento del Tirocinio – pratica veloce che avviene mediante convenzione stipulata tra Ateneo ed Ecomuseo.

Per chi fosse interessato i riferimenti sono: Dott.ssa Fontana Regione Lombardia e
Giuseppe Petruzzo REL - indirizzo di posta elettronica.

A conclusione della prima sessione pomeridiana segue il Lavoro ai Tavoli, il cui esito sarà raccolto in un Documento di sintesi ed esposto nella giornata di domenica 15 novembre.


Alimentazione e Agricoltura sostenibile: gli ecomusei verso Expo 2015
Lavoro ai Tavoli

Rosanna Ratti
Addetto stampa Workshop 2009

Ultimo aggiornamento Venerdì 27 Novembre 2009 12:24
 

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