WORKSHOP RETE ECOMUSEI LOMBARDIA 2009 Centro Pp Somaschi a Somasca di Vercurago (LC)

COMUNICATO - RAPPORTO Domenica 15 Novembre
SALUTO AUTORITA'
Dopo i saluti di benvenuto di Carlo Greppi, Vice Presidente Comunità Montana Lario Orientale Valle San Martino e Sindaco di Vercurago, la parola passa al Presidente della Provincia di Lecco Daniele Nava.
Ringrazia per l’invito a un convegno che affronta grandi e interessanti temi anche per la Provincia di Lecco.
Attraverso l’iniziativa ecomuseale, osserva Nava, si dimostra come si possa passare da un’idea consumistica del turismo, tradizionalmente intesa, verso un turismo consapevole, che si addice a territori come questo, la Valle San Martino, di tradizione bergamasca ma oggi appartenente alla Provincia di Lecco. Occasioni come questa, sottolinea il Presidente, assicurano in prospettiva nuove mete del turismo, non solo geografiche, ma anche culturali, e contribuiscono allo sviluppo.
Anche noi, come Provincia di Lecco, aggiunge il Presidente, e come da altri ribadito, sosteniamo l'iniziativa oggi in corso induce a guardare verso un’altra e importante meta, l’Esposizione Universale del 2015.
A Milano si terrà un’importantissima e unica rassegna, ma realtà come l’ecomuseo, spiega Nava, possono contribuire a far conoscere le zone immediatamente limitrofe all’area metropolitana.
Il percorso di conoscenza si dovrà snodare su tematiche tangibili e intangibili, con particolare riferimento allo sviluppo dell’economia sostenibile, del settore agroalimentare, osserva Nava, al rapporto stretto tra prodotto e carattere del territorio. Il nostro territorio ribadisce, ha molto da dare in tal senso.
L’ecomuseo favorisce le attività produttive, nel caso specifico le peculiarità della Valle San Martino, le tecniche agricole in grado di rispettare l’ambiente e la biodiversità. L’ecomuseo, oserva il Presidente, si potrebbe definire il punto d’incontro tra ambiente e popolazione, collante per sinergie volte all’incremento della partecipazione fattiva di istituzioni ed esperti; ma anche incentivo per la crescita del coinvolgimento consapevole espresso dalla società civile.
Con la consapevolezza dell’impegno e del processo faticoso che questa operazione comporta, il Presidente conferma di credere che il sistema sia stato tracciato in modo concreto e che il percorso abbia già al suo orizzonte una meta raggiungibile.
Auspica che tale percorso si possa compiere in tempi stretti, e dichiara che l’Amministrazione Provinciale, per quanto concerne l’impegno e le competenze al suo interno, è, e rimane, assolutamente a disposizione.
Sottolineando l’importante occasione per la Provincia di Lecco nel suo insieme di sviluppare iniziative come questa, anche, sottolinea, in prospettiva dei grandi appuntamenti futuri, il Presidente ringrazia le istituzioni e la comunità locale, in particolare la Comunità Montana e il Comune di Vercurago.
Per le istituzioni che hanno infatti ruoli di direzione e responsabilità, osserva in conclusione, credere in un progetto come questo significa credere nelle potenzialità del territorio e nella propria gente.
Inizio lavori Tema della giornata: Alimentazione e Agricoltura sostenibile: gli ecomusei verso Expo 2015
Con il coordinamento di Hugues De Varine Ecomuseologo, Alberto Mazzoleni Coordinatore Rete Ecomusei Lombardia, e la partecipazione di Piero Sardo Slow Food Italia, Roberto Cagliero Ricercatore Istituto Nazionale Economia Agraria, Carlo Secchi Università Bocconi CdA Expo 2015, hanno inizio i lavori su Agricoltura e Alimentazione sostenibile, tema valutato anche in funzione di Expo 2015.
I lavori della giornata prevedono una introduzione di Hugues De Varine, volta a illustrare il lavoro ai Tavoli del giorno precedente; l’esposizione dei relatori; la proposizione di domande su temi specifici relativi a Expo. Concluderà i lavori del Workshop Ecomusei 2009 il Delegato Presidente Regione Lombardia Carlo Saffioti Consigliere Regionale Presidente IV Commissione Agricoltura e Turismo.
Hugues De Varine, partecipe dei lavori di gruppo del giorno precedente, espone le idee raccolte.
Si è trattato ieri di Agricoltura e Alimentazione, anche in prospettiva di Expo 2015. I temi sono stati affrontati a partire dalla Rete costituita dagli Ecomusei. Le osservazioni conclusive si sono incentrate su agricoltura, produzioni e consumo dei prodotti locali dentro gli ecomusei e sostenuti dagli ecomusei; su cosa insomma sarebbe meglio presentare in tale direzione per Expo 2015.
Aggiunge De Varine che sarebbe interessante considerare anche la posizione delle agglomerazioni urbane, per comprendere al meglio il rapporto tra agricoltura, conservazione e consumo alimentare; resta infatti da capire, spiega, quale potrebbe essere l’apporto dell’Ecomuseo urbano su tali questioni.
Hugues De Varine, precisa che la riflessione è a titolo personale, considera più significativo presentare per l’Expo 2015 non tanto gli ecomusei, quanto piuttosto l’Ecomuseo, ossia il principio che lo contraddistingue; l’ecomuseo concepito cioè come gestione partecipata del patrimonio, dei saperi della produzione, delle abitudini e consuetudini che esprime il territorio stesso su cui insiste.
Da un punto di vista metodologico l’Ecomuseo si mostra come possibile catalizzatore degli sforzi di mobilitazione volti alla difesa non tanto della biodiversità, ma della agrodiversità, e insieme come impulso per la conservazione responsabile.
Ribadisce De Varine come sia importante mantenersi consapevoli del fatto che nell’ambito delle responsabilità funzionali allo sviluppo non sia sufficiente l’obiettivo 2015, ma che anzi il lavoro ecomuseale a sostegno del territorio debba iniziare subito, al fine di perseguire prospettive oltre questo evento.
Alberto Mazzoleni ringrazia per l’interessante intervento e introduce Roberto Cagliero, Ricercatore presso l’Istituto Nazionale Economia Agraria, già operante presso IRES Piemonte, esperto di ricerca per sviluppo rurale, dunque soggetto qualificato per introdurre il tema congiunto Agricoltura - Alimentazione.
Roberto Cagliero, dopo avere ringraziato per l’invito alla discussione sul tema indicato – agricoltura e sviluppo rurale in prospettiva del 2015 – informa che in quanto ricercatore di economia agraria si occupa in particolare di valutazioni politiche di Sviluppo Rurale.
Sulla scorta dell’introduzione di Hugues De Varine, che a parere di Cagliero ha già anticipato e puntualizzato alcuni temi che intende mettere in evidenza, viene sottolineato quanto, anche nell’ambito della politica agraria, si ponga in modo evidente la questione di che cosa si possa fare per i nostri territori.
Rifacendosi a De Varine, la prima osservazione di Cagliero è che gli ecomusei sono un metodo, sono un processo, ed è questo il punto di partenza da tenere presente. Gli ecomusei sono dunque da considerare come soggetto peculiare sul nostro territorio.
Per l’appuntamento del 2015, puntualizza Cagliero, è fondamentale tenere conto degli strumenti già esistenti, e ancora, attraverso gli ecomusei, considerare le esigenze, il fabbisogno del territorio – il relatore segnala l’Asse 4 nell'ambito del Programma di Sviluppo Rurale – e quali siano le necessità, anche in ragione di un chiarimento del significato di agricoltura sostenibile. Il ricercatore si dichiara convinto che l’agricoltura debba essere imprenditoria, pertanto suggerisce attenzione sul rapporto che intercorre tra agricoltura e gestione del territorio.
A proposito degli ecomusei, e rifacendosi a Hugues De Varine, Cagliero chiede attenzione alle possibilità di sbocco dell’ecomuseo: si può ipotizzare la trasformazione in un museo tradizionale, spiega, oppure che l’ecomuseo possa coincidere con la comunità stessa; e quest’ultima opzione, secondo il ricercatore sarebbe il punto d’arrivo. Elenca pertanto in tre punti quelli che a suo parere potrebbero essere gli strumenti ecomuseali.
Come primo spunto viene segnalata la necessità di conoscere che cosa abbiamo, e come i soggetti, le persone, possano relazionarsi.
Si parla tanto di filiera corta, segnala il relatore, ma la filiera corta è adatta al nostro territorio? Per l’integrazione della filiera, aggiunge, occorre piuttosto capire come si parlano i produttori. Quanto ai prodotti tradizionali - non si tratta di una battaglia contro la grande distribuzione, precisa - è bene valutare se il consumo è della comunità locale, al fine di evitare il rischio del cosiddetto prodotto-vetrina.
La vera forza è il mantenimento e il consumo in loco del prodotto, una modalità per cui il destinatario non sia soltanto il visitatore o il turista. Sono dunque a suo parere da ritenere negative le azioni disgiunte dalle relazioni locali. Il prodotto è processo, anzi, sottolinea il ricercatore, deve essere un pezzo del territorio.
In prospettiva di Expo 2015 la seconda argomentazione di Cagliero individua criticità nei progetti slegati da tutto ciò che c’era prima, e positività invece nella predisposizione di una agenda strategica. É bene evitare sovrapposizioni, individuare politiche già avviate e condivise a cui accompagnare il nuovo. Occorre intercettare tutto, purché organico alla filosofia che si intende adottare, alla strategia scelta. Il progetto deve inoltre avere forza oltre il 2015.
Per lo sviluppo rurale, osserva Cagliero, è fondamentale conoscere il quadro normativo e le possibilità di intervento sul territorio – e a proposito segnala un elemento, a suo parere fortissimo, rintracciabile nella normativa: la possibilità dell’affidamento diretto all’agricoltore in qualità di gestore del territorio.
Naturalmente, precisa Cagliero, prima di mettersi a lavorare non si può prescindere dalla valutazione di soluzioni in merito ai grandi problemi strutturali dell’agricoltura: la frammentazione, la microattività, la redditività.
La terza argomentazione riguarda gli ecomusei periurbani, secondo il ricercatore importanti sia per il problema del consumo del suolo, dell’erosione del territorio rurale, della superficie agricola, sia in merito alla valutazione della loro più consona funzione.
Che cosa si può fare? Scopriamo, spiega Cagliero, l’esistenza di strumenti e politiche non applicabili a zone periurbane, quali ad esempio la Misura 311 ASSE 3 nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale, pertanto nel caso di zone periurbane si verifica di fatto un vuoto. A suo parere i fondi europei andrebbero destinati all’agricoltura per quelle che in termini tecnici si chiamano funzioni extracaratteristiche, come è il caso della fattoria didattica, secondo il ricercatore efficace soprattutto se localizzata intorno alla cinta urbana.
Piero Sardo, rappresentante di Slow Food Italia, intende in questo contesto affrontare il tema posto dal Presidente, ossia il legame sinergico tra l’attività degli ecomusei e Slow Food, in particolare nell’ambito dei Presidi.
Piuttosto che di sviluppo rurale Sardo preferisce parlare di sopravvivenza rurale; spiega dunque contestualmente cosa sono i Presidi, organizzati appunto per favorire la sopravvivenza. I prodotti in area marginale, osserva, hanno mercato, sono cioè venduti. Si evidenziano tuttavia due principali criticità: la crisi generazionale, la classe produttiva è anziana; la crisi dei valori (detti tali), in quanto nei gruppi di produttori non si rileva consapevolezza, la coscienza di essere portatori di eccellenza.
Pertanto Slow Food si è posta due principali obiettivi: innescare questi valori più alti, innescare la passione e rendere consapevoli i produttori che esiste un mondo di relazioni che esprime apprezzamento per ciò che fanno.
Sardo passa a evidenziare le criticità, a suo pare alla base dell’attacco diretto e consapevole ai valori prima citati. Ne è esempio la mistificazione del latte, e quello che sta avvenendo per il marchio diventato ambito e perciò appetibile per l’industria, la quale tende pertanto ad assumere territori non originali e produzioni non storiche.
Sono dunque fattori di criticità la frantumazione disciplinare e l’allargamento delle zone. In tal senso le istituzioni, diverso è il caso di quelle locali spiega Sardo, negli ultimi dieci anni hanno appoggiato le nostre iniziative sia dal punto di vista formale sia economico, ma non dal punto di vista sostanziale.
Sardo osserva inoltre che Slow Food è una media associazione, mentre sarebbe necessario l’intervento di altri partner sul territorio, Associazioni di categoria, tecnici, o altri soggetti che si intendano individuare, al fine di garantire un sistema che si sostenga da sé.
In funzione dei 180 Presidi presenti in Italia, il sistema che Sardo propone prevede appunto il legame tra Presidi e Ristorazione, sperimentazione che già esiste e funziona, e l’alleanza con gli Ecomusei.
Il collegamento, secondo Piero Sardo, potrebbe partire là dove ci sono e si stanno predisponendo i Presidi. É necessario supportare i piccoli produttori – già esempio di filiera corta perché si rivolgono solo ai privati – costretti tuttavia a vendere sottocosto per la difficoltosa raggiungibilità e la debole capacità di vendita e distribuzione. Sardo precisa inoltre di non credere alla multifunzionalità dei soggetti interessati.
Per superare queste criticità, secondo il parere di Piero Sardo il ruolo della Comunità Montana e dell’Ecomuseo potrebbe essere straordinario. Occorre a suo parere individuare e approntare un luogo di vendita e distribuzione raggiungibile dall’acquirente, che funzioni allo stesso tempo come soggetto di controllo e garanzia del prodotto. Un nucleo centrale forte, puntualizza, ma che riesce a dare piccole risposte a piccole produzioni.
In tal senso il rappresentante di Slow Food saluta con piacere sia l’opportunità sia l’occasione di incontro che offre il convegno in corso.
Alberto Mazzoleni introduce Carlo Secchi, Università Bocconi, docente di politica economica europea e già rettore. Attualmente membro del CDA Expo 2015.
Carlo Secchi rileva di grande interesse la discussione in corso. La nostra Università, spiega, si occupa da tempo dell’intreccio tra valorizzazione, tutela, ruolo dell’agricoltura e delle risorse naturali. Il dibattito in corso verte su come migliorare in modo sostenibile le risorse per i cittadini, su come fruire in modo intelligente il territorio tenendo conto del concetto di rinnovabilità.
In qualità di membro del CDA Expo 2015, Carlo Secchi esplicita in occasione del tema dell’incontro qualche considerazione di carattere generale, a cui fa seguito un sunto sulla gestione in corso.
In relazione Expo 2015 individua tre fasi:
• il timing da qui al 2015; • la gestione dell’evento; • il dopo.
A parte la predisposizione del sito, osserva Secchi, la prima fase è caratterizzata da una preparazione e comunicazione diffusa e qualitativamente elevata a partire dalle aree geograficamente limitrofe al luogo dell’evento, e dagli ambiti più prossimi per interesse. Se si vuole arrivare ai 29 milioni di visitatori stimati, spiega il relatore, è necessario infatti fare un grande lavoro di preparazione, di sensibilizzazione e comunicazione. Occorre pertanto predisporsi con una attitudine diversa e rinnovata alle attività da organizzare, specie per le aree più della prossime a Milano, per l’interra area del Nord, e via ad allargare. Oltre ovviamente alla seconda fase, ovvero la gestione dell’evento nella sua effettiva durata, secondo Secchi è inoltre molto importante considerare una terza fase, quella del dopo, valutabile a suo parere secondo due punti di vista primari.
Da un lato l’attenzione affinché gli strumenti e le opere che si intendono realizzare servano anche in fase successiva; dall’altro la considerazione che se l’Expo ha successo, il dopo sarà caratterizzato da una modifica sostanziale della domanda nei confronti del nostro Paese. Nel momento in cui questa percezione positiva si imprime nella memoria collettiva, spiega il relatore, conseguentemente si modifica la struttura della domanda dei servizi turistici (cita caso Calgary - Canada).
I territori limitrofi devono dunque prepararsi a considerare tutte le fasi, e non ultima la fase del dopo, per garantirsi una continuità nel tempo.
Di cosa si occupa Expo?
Rispetto all’appuntamento del 2015, precisa Carlo Secchi, non ci si deve porre nell’ottica di chiedere qualcosa – salvo nel caso di funzioni specifiche, come la comunicazione, per cui sono destinati i fondi per la gestione – piuttosto Expo va visto come valore aggiunto da cogliere nella considerazione cioè di una partnership attraverso al quale poter chiedere risorse a Roma, alla Comunità Europea, ad altri soggetti. Naturalmente avendo bene in chiaro qual è tema e quali i soggetti che concorrono.
Full Security, Full Safety, Sostenibilità sono alla base di Expo 2015 e riguardano, spiega Secchi, la qualità funzionale per il benessere della persona umana e la quantità disponibile per miliardi di persone che stanno nelle condizioni che ben si conoscono.
L’incontro di oggi cade casualmente alla vigilia del Vertice FAO di Roma, accompagnato in questo fine settimana da altri due appuntamenti italiani sulle stesse tematiche. L’ideale triangolo, spiega Secchi, è la sinergia tra chi ha risorse e le mette a disposizione per innescare sviluppo sostenibile; l’industria (inclusa la ricerca) che produce e sviluppa modalità produttive soddisfacenti rispondendo in tempo alla domanda; e tutti coloro che se ne occupano come cooperazione, il Terzo Settore, le ONG, e in generale chi ha interesse per queste tematiche.
Expo sarà dunque una sorta di vetrina, osserva Secchi, dove tutti i potenziali protagonisti in grado di dare risposte di base, e sostenibili, potranno presentarsi al grande pubblico e sottoporsi al confronto.
Per il territorio è un’opportunità. Chi mette Expo nella propria agenda, sottolinea Secchi, intende conoscere anche il contesto. Milano non ha ovviamente tutta la capacità ricettiva necessaria, pertanto lo sforzo e l’opportunità si spalma in primo luogo sulla Lombardia, il Nord, la Svizzera, e via allargando.
Per l’ideazione dei progetti, osserva Carlo Secchi in conclusione, è efficace la valutazione delle tre fasi già prima elencate.
1. L’attività preparatoria. Il bisogno comunicazione può trovare coinvolti diversi soggetti, ancor meglio se gli stessi hanno referenti istituzionali come le Regioni, e nello specifico la Regione Lombardia per la Rete promotrice di questo Workshop.
2. La gestione qualitativamente alta dei sei mesi di durata di Expo.
3. La considerazione del dopo, perché nel caso di successo, si fruirà di un effetto positivo di lunga durata.
Alberto Mazzoleni segnala a questo punto il Documento consuntivo esito dei lavori della giornata di sabato. Per l’esposizione invita pertanto Ilaria Testa, Coordinamento Ecomusei Laboratori Piemonte, figura che definisce collante tra gli ecomusei esterni alla Lombardia e gli ecomusei lombardi.
Ilaria Testa spiega che nel 2006 in Piemonte erano stati affrontati i temi oggi oggetto di discussione: la salvaguardia di agricoltura e territorio, la filiera corta, l’elemento innovativo rappresentato dai prodotti locali quale occasione di lavoro e incentivo di attività per il territorio, il recupero del problema spopolamento. In quell’occasione si era auspicata in generale più formazione.
Il nostro obiettivo, spiega, era anche il riconoscimento degli ecomusei in qualità di soggetti inseriti nella programmazione regionale; dunque anche riconosciuti per la destinazione di finanziamenti.
In merito al Documento di sintesi elaborato, esito del lavoro congiunto dei partecipanti al presente Workshop, sono stati stabiliti un paio di punti:
- il ruolo dell’ecomuseo nella gestione e nell’ottica dello sviluppo e sostenibilità;
- l’ecomuseo e il sostegno alla tradizione agroalimentare come elemento culturale del territorio, nelle funzioni di sensibilizzazione, e come attore di garanzia.
Avendo concluso e assodato cos’è Ecomuseo e cosa fa, e stabilito come luogo di educazione creatività e innovazione, e avendo concluso e assodato cos’è la creatività, l’innovazione, la ricerca di buone pratiche sostenibili; il progetto che la Rete Ecomusei presenterà per il 2015 intende proporsi come sovralocale, di rete, partecipato e condiviso, improntato su temi fondamentali e coerenti, multilivello e trasversale. Inoltre dovrà rispondere a più obiettivi allo stesso tempo.
Dai lavori di entrambi i Tavoli è emersa l’esigenza e dunque la proposta di mappatura, e nello specifico di una mappatura multipla: dei prodotti, di chi produce, di chi può acquistare.
Le azioni devono considerare i residenti come risorsa, e in tale direzione si individua nell’ecomuseo il catalizzatore per le informazioni, il soggetto facilitatore.
Alla base degli obiettivi sono sottese le considerazioni di Hugues De Varine, che di seguito riportiamo: mantenere la democrazia del territorio, la struttura fondiaria del paesaggio, la cooperazione fra soggetti.
Per Expo 2015, in rappresentanza degli ecomusei piemontesi e di quelli di altre Regioni Ilaria Testa sottopone infine una proposta: perché non pensare di portare, come coordinamento nazionale, un concetto condiviso di Ecomuseo proprio in occasione in occasione dell’evento?
Segue l’intervento di Lucia Morandini, Responsabile Area tecnico scientifica Rete Ecomusei Lombardia, volto a presentare ai relatori le domande derivate dal Documento di sintesi.
La prima interrogazione è rivolta a Roberto Cagliero.
Per Expo quale il ruolo dell’ecomuseo? Come parlare con Expo 2015?
Gli ecomusei dovrebbero fare lobby, sfruttare Expo come vetrina. In merito a che cosa possono fare, prosegue Cagliero, occorre valutare che Expo è questione lombarda, tuttavia da non sprecare per portare ecomusei al Tavolo delle decisioni e in posizione autorevole. Con Expo è bene inoltre instaurare un rapporto reciproco.
Rifacendosi a Secchi, per la presentazione a Expo anche Cagliero insiste su un progetto chiaro, improntato su due, tre indirizzi mirati.
Per Expo è inoltre importante la valutazione dei partner, porsi al loro livello, uscire dal confine di Milano.
Cagliero condivide l’esigenza di una mappatura, di un censimento dell’esistente. Inoltre auspica una migliore formazione interna agli ecomusei, attraverso la collaborazione delle università, specie per docenze di economia regionale del territorio.
A Piero Sardo è rivolta la seconda domanda.
In merito a Ecomusei ed Expo 2015, quali valori portare?
Il tema è complesso, osserva Sardo, la filiera corta è una risposta ma non risolve certo il problema rurale nella sua interezza. Occorre inoltre capirsi su cosa significhi sostenibilità.
A suo avviso il grande valore è quello del - consumiamo locale - una formula motrice straordinaria per tenere in vita un territorio.
La questione deve essere anche politica, osserva Sardo, giacché occorre dare risposte: dare rilevanza alla varietà locale, evitare urbanizzazioni, favorire la produzione e il consumo locale anche per sottrarsi dalla dipendenza nei confronti di altri Paesi, creare e incentivare legami tra le giovani generazioni e il contesto locale.
In merito alla filiera corta, commenta Cagliero, può funzionare dove la comunità è essa stessa partecipa del processo. L’accostamento grande distribuzione e prodotto locale non è necessariamente negativo, spiega illustrando un caso anglosassone, nell’eventualità cioè in cui le parti risultino alleate e complementari.
La terza domanda è rivolta al prof. Carlo Secchi.
Quale il rapporto di collaborazione tra Rete Ecomusei e Soggetti Expo 2015?
Rifacendosi a quanto espresso in precedenza nel suo intervento, Secchi propone alcuni elementi della strategia.
Attenzione al rischio di proposte in sovrannumero e scarsamente mirate; a suo parere l’Ente Provincia potrebbe funzionare da raccordo e coagulo per i comuni.
Per quanto riguarda nello specifico la Rete Ecomusei, realtà che travalica il confini provinciali, Carlo Secchi indica come possibilità il coordinamento con Regione Lombardia.
Per Expo, suggerisce Secchi, l’esperienza e l’agire ecomuseale, i risultati conseguiti possono essere qualcosa di proposto non tanto a fini nostri, italiani, quanto come best practice da adattare alle specificità. Nel filone dell’economia di sviluppo, spiega, il contributo può infatti esprimersi anche sul piano del metodo.
Ovviamente occorre offrire anche modalità intelligenti. Le informazioni e i dati non possono essere incontrollati, improvvisati, casuali.
Procedere in modo coordinato è per Secchi fondamentale, cercare e valutare i soggetti da coinvolgere, anche cercando partnership istituzionali e preferibilmente in un’ottica sovraregionale; alla Rete Lombardia suggerisce di considerare un possibile parternariato con ecomusei piemontesi – Regione Piemonte.
É stato ribadito in questa sede che gli intenti ecomuseali travalicano il 2015, Secchi tuttavia invita a considerare Expo come un’opportunità e uno stimolo aggiuntivo.
Nelle modalità più specifiche dei progetto, sintetizza Secchi, è bene proporre uno, due temi ben costruiti, le partnership, in definitiva una proposta efficace perché rispondente al vostro e nostro interesse. L’esito potrebbe essere per esempio un Catalogo delle cose che il visitatore Expo può fare in questi sei mesi, e ancora insiste su un ragionamento sovraregionale.
Il Coordinatore Rete Lombardia Alberto Mazzoleni accoglie e prende in considerazione l’ipotesi sovraregionale prospettata da Secchi, segnalando con favore anche l’inclusione di partner non istituzionali come Slow Food. Mazzoleni aggiunge e ribadisce inoltre un suo principale obiettivo: favorire, incentivare, supportare i giovani per un legame con il locale.
Hugues De Varine è invitato all’intervento. Alberto Mazzoleni chiede quali proposte individua e quali vantaggi prevede possano derivare per la Rete Ecomusei.
Hugues De Varine individua cinque idee e le espone.
- Riconoscimento della necessità di sussidiarietà, della gestione partecipata dei territori e dei patrimoni viventi. Expo come occasione per dimostrare la valenza di queste capacità.
- Riconoscere l’ecomuseo come metodo per la gestione sostenibile dei territori su scala umana.
- Difesa e presentazione dei micro-sviluppi e micro-prodotti sulla scena della macro economia.
- Apertura della Rete Ecomusei per Expo non solo localmente, ma alle altre parti d’Italia e ad altri Paesi per farsi conoscere.
- Ottenere mezzi finanziari e politici per preparare gli ecomusei alla partecipazione Expo; utilizzare questa opportunità per rafforzare la Rete.
Il Coordinatore Rete Ecomusei Lombardia Alberto Mazzoleni, in conclusione del Workshop 2009, chiama al Tavolo il Delegato Presidente Regione Lombardia Carlo Saffioti, nonché Consigliere Regionale Presidente IV Commissione Agricoltura e Turismo.
Alberto Mazzoleni segnala a Saffioti le figure istituzionali, di interesse nazionale, che hanno partecipato ai lavori. Elenca dunque il Ministro del Turismo Brambilla, che nella giornata di sabato ha illustrato le attività di sostegno alla ecomuseologia intendendo in tal modo promuovere la materia a livello nazionale; e l’onorevole Fontana che nella giornata di venerdì ha presentato la Proposta di legge volta a portare attenzione e visibilità nazionale intorno alla tematica ecomuseale.
Alberto Mazzoleni spiega quanto discusso nelle ore immediatamente precedenti sul tema Agricoltura Alimentazione ed Ecomusei. Agli ecomusei Saffioti ha dato un significativo apporto iniziale, informa Mazzoleni, come soggetto che ha presentato la Legge sulla materia in Regione Lombardia. Per gli ecomusei un risultato forte, ottenuto a livello trasversale, come trasversali sono le tematiche portate avanti da Hugues De Varine, sottolinea Alberto Mazzoleni, accolte e condivise dalla sensibilità di Alberto Garlandini, dell’Assessore Zanello e di tutto l’Assessorato alla Cultura. Il merito va anche alla Rete, molto partecipata, una realtà in grande espansione. Il futuro è anche Agricoltura e Alimentazione sostenibile, e come ecomusei, rimarca Mazzoleni rivolgendosi a Saffioti, vogliamo entrare in Expo 2015.
Carlo Saffioti esprime il suo apprezzamento per la convocazione al convegno, caratterizzato da una partecipazione che definisce qualificata e importante; poi ricambia il ringraziamento nei confronti di Alberto Mazzoleni, non solo per il contributo offerto al buon esito della normativa ecomuseale regionale, ma anche e soprattutto per la sua opera di sensibilizzazione.
In merito al tema affrontato il giorno precedente, Saffioti segnala fra i limiti del Turismo in Lombardia il dilettantismo, nonché la scarsa integrazione e il collegamento fra soggetti; pertanto esprime il piacere di verificare la presenza al convegno del prof. Macchiavelli, giacché, chiarisce, la situazione sta progressivamente cambiando con la partecipazione dell’Università.
Per quanto riguarda nello specifico i progetti da presentare, Carlo Saffioti, in rappresentanza dell’Istituzione, suggerisce in prima istanza alla Rete di evitare la dispersione e l’eccessivo numero di proposte, nonché la necessità e l’urgenza di costituire rapporti istituzionali in tempi brevi.
Definisce poi due principali ambiti di azione.
- Presentare al massimo uno o due proposte e attivarsi perché i progetti siano il più possibile mirati e condivisi; su questi la Regione Lombardia farà la sua parte per il supporto economico e organizzativo.
- Agire in ambito di Rete e in direzione di un nuovo patto città-campagna. L’ecomuseo riveste un ruolo fondamentale, rimarca, ma ancora di più in un contesto di rete.
A commento del contributo di Saffioti, il Coordinatore Rete Lombardia Alberto Mazzoleni si mostra favorevole ad ampliare il concetto di rete e coinvolgere per i progetti le Regioni più vicine; anche grazie, aggiunge, al contributo istituzionale del Ministro al Turismo Brambilla, alla recente Proposta di Legge dell’onorevole Fontana, e in generale al lavoro di sussidiarietà. Strumenti volti a dare al tema ecomuseale, conclude Mazzoleni, uno sviluppo supportato.
Ringrazia tutti gli intervenuti, la Segreteria, in particolare Gianluigi Daccò, Lucia Morandini e Massimiliano Mandarini dello staff tecnico Rete Lombardia e porta i saluti a chi non ha potuto partecipare.
Interviene per i saluti di congedo il Presidente della Comunità Montana Lario Orientale-Valle San Martino Giovanni Codega. Ringrazia Alberto Mazzoleni, tutti i partecipanti, i Relatori che hanno portato il loro contributo. Al termine del Workshop 2009 si sente di aggiungere due osservazioni, la prima inerente la coscienza della complessità dell’ecomuseo come realtà, in quanto multidisciplinare e a sua volta inserita in realtà altrettanto complesse; la seconda riguardante la consapevolezza di non esser soli, in ragione della presenza e volontà espresse dalle Istituzioni in questa occasione.
Rosanna Ratti Addetto stampa Workshop 2009
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